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La ciclovia VenTo

Il mondo sta cambiando e sempre più velocemente, tanto che il detto: ‘Chi si ferma è perduto’ , non è stato mai così attuale. Prendono piede così nuove sfide, progetti innovativi, capaci di unire e coinvolgere vasti comprensori, attirando su di essi anche molti finanziamenti e adesioni. In questo contesto si colloca il progetto Vento che si prefigge di collegare tutte le aree percorribili intorno al più grande fiume d’Italia, il Po.

Denominato Vento, il nuovo progetto ideato da un team del Politecnico di Milano, prevede un percorso ciclabile di 679 km, senza interruzioni del piano stradale, in parte già esistente, che fiancheggia il corso del fiume Po, da Torino a Venezia.

Ora si tratta, appunto di collegare questi percorsi, dotandoli di infrastrutture leggere e opere a ridosso della dorsale del Po, che offrano la possibilità di pedalare in sicurezza e continuità lungo tutta la tratta, senza incontrare veicoli.

Un altro aspetto interessante è rappresentato dalla flessibilità modale che consente di compiere tratti anche in treno o in motonave, inoltre il percorso avrà la possibilità di ampliarsi e integrarsi con altri già esistenti e arricchirsi di anelli turistici.
Il progetto nasce grazie allo studio dell’esperienza di altri Paesi europei, come Olanda, Germania, Austria, dove il cicloturismo ha un enorme rilievo nella vita quotidiana delle persone e per sopperire alla carenza infrastrutturale ma anche culturale, che negli anni ha originato una immobilità del Sistema Italia, dove prepotentemente fanno bella mostra soltanto gli stereotipi dell’alta velocità e tutto il resto è visto come un capriccio di sportivi e ambientalisti.

 

Il Grande Fiume. Turismo sostenibile sul Po

Il Po, la spina dorsale dell’Italia del Nord,  che con la sua presenza affascina e nello stesso tempo incute rispetto dopo tanti anni di degrado e abbandono, nel disinteresse colpevole delle istituzioni, che lo vedevano relegato alla mera funzione di discarica, può finalmente avere la sua rivincita.
Il Grande Fiume con questo progetto può finalmente apprestarsi, svincolandosi dal suo scomodo passato, a divenire un importante protagonista sul territorio italiano, offrendo una forma di turismo più maturo che potrà rispondere alle più diverse esigenze dei fruitori.

Chi non ha mai vissuto questi luoghi non può comprendere l’importanza che ha avuto nel corso dei secoli, questo “gigante” nella vita delle genti, dal quale traevano le risorse, per sopravvivere e l’acqua per irrigare i campi.
L’antico Eridano (fiume Po), dove riecheggiano storie ormai lontane di antichi mestieri scomparsi, nati dallo sfruttamento delle sue acque, è costellato di innumerevoli episodi di vita di barcaroli, traghettatori e pescatori, raccontati da scrittori come Zavattini, Bassani e Bacchelli. Ora queste antichi mestieri, che difficilmente torneranno, sono presentati, attraverso reperti lasciati in eredità, nei musei etnografici, che il visitatore curioso potrà riscoprire.

Obiettivi e Speranze della ciclovia più lunga d’Italia

È un progetto importante, se vogliamo anche visionario, che mira, con la mobilità dolce, a far conoscere tutte quelle località che si trovano lungo il percorso, producendo così un indotto per queste aree altresì dimenticate.

Più di mille (circa 1300) occasioni culturali tra borghi e palazzi storici, musei… senza contare che il 40% di Vento passa in aree protette, siti di importanza comunitari, che appartengono alla rete Natura 2000.

L’obiettivo quindi diverrà sempre più, quello di coinvolgere le aree attraversate, dando impulso a una nuova forma di turismo che risvegli tutte le piccole frazioni e dando un segnale importante che farà da apripista alla realizzazione di tanti altri progetti di ciclabilità, preludio a un nuovo modo di interpretare il turismo. Le ciclovia infatti rappresenteranno negli anni a venire una straordinaria occasione di sviluppo, il futuro per l’Italia. Possiamo affermare con forza, che con questo progetto si vuole a tutti i costi cercare di voltare pagina anche restituendo linfa economica a quelle aree depresse e in crisi.

Per preservare l’identità naturalistica e storica del fiume Po, non vi è dubbio che dovranno essere presi in considerazione anche altri programmi territoriali ed economici il più eco compatibili possibile, con la salvaguardia e l’utilizzo dell’ambiente per fini ricreativi. Con grande plauso, finalmente qualcosa si è mosso e il ricordo dei torti subiti fino ad oggi, dal Grande Fiume, faranno d’ora in poi un Po meno male.

1/10