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il museo galleggiante"Mulino sul Po" raccontato da Bacchelli

All'interno della nostra area golenale, potrete trovare una fedele riproduzione rievocativa dei mulini presenti sul fiume Po oltre cento anni fa, ben si abbina al più ampio contesto turistico, rappresentato dall'esistente approdo e dall'area golenale attrezzata. Lungo 12.20 metri e largo 9,36 metri, l'opera di notevole pregio monumentale, nasce dalla ricerca storica estesa ai musei e agli archivi della Pianura Padana al fine di acquistare le informazioni sui vecchi mulini galleggianti, con particolare riferimento alle loro dimensioni, tecniche realizzative, impianti e macchinari. Ormeggiato al porticciolo turistico, potrà essere visitato in qualsiasi condizione del fiume

La visita al museo prevede la dimostrazione pratica del funzionamento del mulino: quello che viene ancora oggi macinato è un grano speciale, il “Gentil Rosso”, che, assieme al “Rieti”, è stato uno dei padri dei grani moderni. Il mulino è perfettamente funzionante e macina grano coltivato nel territorio con tecniche a basso impatto ambientale; la farina ottenuta è certificata con il marchio “Qc”(Qualità controllata della Regione Emilia-Romagna) e viene venduta dalla società cooperativa Capa Bologna. Questo pane è molto diverso come profumo, sapore e valore nutritivo a quello che comunemente si trova sulle nostre tavole. Infatti, attraverso la tecnica tradizionale della macinatura del grano, si ottiene una farina che contiene anche la crusca ed il germe, parte altamente proteica della cariosside di frumento. L’itinerario continua con l’evocazione di scenari che non esistono più. Bisogna infatti pensare che un tempo il Po era un confine naturale fra Stato pontificio da una parte e Impero austroungarico dall’altra. «L’acqua del Po - scrive Riccardo Bacchelli - senza costare un baiocco, tanto rende quant’uno ne prende». Nette erano le differenze anche nelle diete dei popoli tra le due rive: nella parte veneta il nutrimento principale per la gente povera era la polenta di farina gialla di mais che, se non accompagnata con altri alimenti, induceva nella popolazione locale gravi problemi di pellagra; nella zona ferrarese, invece, grazie al consumo di questo pane, fatto con farine particolarmente proteiche, la pellagra non faceva paura. I problemi, però, erano dati dagli acquitrini e dalle zone paludose dove proliferava la zanzara anofele, vettore della malaria